Invito del Rettore

"Lo Statuto (...) è predisposto da apposito organo istituito con decreto rettorale (...) composto da quindici componenti, tra i quali il Rettore con funzioni di presidente, due rappresentanti degli studenti, sei designati dal Senato accademico e sei dal Consiglio di amministrazione"
(art. 2, comma 5, Legge 240/2010)
Il Rettore dell'Università di Sassari, prof. Attilio Mastino, invita tutte le componenti dell'Ateneo a volersi esprimere inviando contributi alla discussione per la stesura del nuovo Statuto.

martedì 7 giugno 2011

Nuovo Statuto dell'Ateneo: prima bozza

Cari amici,
in Senato Accademico e in Consiglio di Amministrazione, nella riunione del 6 giugno, abbiamo potuto presentare una prima versione, assolutamente preliminare, del nuovo Statuto dell’Ateneo.

Ci sembra opportuno trasmettere questa bozza a tutta la comunità accademica per una prima riflessione, con la speranza di poter condividere il progetto e di poter ricevere indicazioni e suggerimenti dai docenti e dal personale, per rendere più veloce l’approvazione finale dello Statuto, che avverrà in Senato Accademico, con il parere favorevole del Consiglio di Amministrazione.

Ci preme ricordare che si tratta di un testo ancora provvisorio, che è destinato ad essere ridiscusso con gli organi accademici, compreso il Senato Accademico integrato. Le dimensioni finali saranno significativamente ridotte.

Cari saluti

IL RETTORE
Attilio Mastino

prima bozza Statuto

5 commenti:

  1. Gruppo di docenti della Facoltà di Lettere e Filosofia10 giugno 2011 alle ore 11:55

    Dopo la diffusione on line della Bozza di Statuto che la commissione a ciò delegata ha redatto e si appresta a sottoporre al vaglio della comunità accademica, ci sentiamo in dovere, come docenti interessati alla valorizzazione degli aspetti della trasformazione in corso nell’università a seguito dell’entrata in vigore della legge di riforma Gelmini (aspetti volti a ridefinire il ruolo e la funzione delle strutture organizzative degli atenei italiani), di esprimere e rendere pubbliche alcune valutazioni in merito (...).

    Per visualizzare l'intero documento:

    http://www.uniss.it/documenti/Osservazioni_di_docenti_Statuto.pdf

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  2. Apprezzamenti ma anche critiche su quanto prevede la bozza sul rapporto Università-territorio, specificamente Università-Sardegna.
    In tempi di federalismo e per la Sardegna di opzione indipendentista anche al fine di rinegoziare i rapporti con lo Stato centrale e con l’Unione Europea è necessario che anche gli statuti degli Atenei sardi siano perlomeno aperti a tali nuove impostazioni, con opportune previsioni normative, sia nella parte dei principi sia nelle parti più di attuazione. La bozza di statuto diramata dall’Università di Sassari per quanto si riferisce ai rapporti con il territorio appare interessante e ricca nella formulazione, anche se criticabile nel momento in cui sembra ridurre la tematica complessiva del rapporto con il territorio e specificatamente Università-Sardegna ai rapporti con l’Istituzione Regione Autonoma della Sardegna. E' un’impostazione che può essere facilmente e auspicabilmente corretta. A parere del sottoscritto è inoltre necessario dare maggiore enfasi alla lingua sarda, impegnando l’Università non solo a studiarla ma anche a utilizzarla (o a promuoverne l'adozione) nella propria attività scientifica e didattica a tutto campo. In questa direzione è utile confrontarsi con lo statuto (e l’esperienza) delle Università catalane. Vedi per esempio l'innovativo statuto dell’Università Autonoma di Barcellona).

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  3. Ho letto il nuovo statuto con grande interesse, mi ha molto colpito l'impostazione data, ma in particolare una cosa mi ha sorpreso. Ho osservato che per la carica di direttore di dipartimento non è più necessario essere ordinari. Su questo punto avrei alcune osservazioni da fare che spero siano costruttive e servano ad avviare alcune riflessioni critiche.

    Il merito
    Il sistema universitario italiano prevede tre fasce di docenza, con la riforma due più i ricercatori a tempo determinato. A queste posizioni si accede per concorso, ogni fascia corrisponde ad una diversa maturità scientifica ed esperienza, nonché appunto diverse qualifiche dirigenziali. Piaccia o no il sistema dei concorsi è il modo previsto dalla legge per premiare il merito. Ovvia l'obiezione, ma i concorsi non sono affidabili nel selezionare i più bravi, ma questo vale a maggior ragione per ricercatori ed associati, se non funziona per gli ordinari non funziona anche per i ricercatori ed associati i quali non avrebbero nessun titolo per mettere comunque in dubito il merito di chi ha passato una selezione in più. L'università dovrebbe essere il luogo dove si riconosce il merito e non dove si diventa dirigenti ope legis o si usano scorciatoie più o meno legittime.

    Conflitto di interessi
    I nuovi dipartimenti saranno molti diversi e non avranno più una responsabilità gestionale ma anche inglobando sostanzialmente le vecchie facoltà anche di gestire le carriere dei docenti. Si avrebbe perciò la madre di tutti i problemi con un ricercatore o associato direttore, ossia il conflitto di interessi. Il ricercatore o associato dovrebbe avere una parte importante nella politica delle promozioni e chiamate, in ovvio ed insanabile conflitto d'interessi. Quando si discute dei concorsi o delle conferme il direttore dovrebbe uscire... Altro potenziale pericolo, i veti incrociati per cui gli ordinari potrebbero bloccare la carriera del ricercatore o associato che avesse preso decisioni non gradite.

    Quale merito?
    In questa modalità aperta di elezione del direttore c'è un'altra aberrazione, ossia il fatto che un professore ordinario bravo che ha passato tre concorsi, non potrebbe fare il direttore a scapito di un trombato o inidoneo di fascia più bassa, basta che questi dimostri più abilità nel manipolare le assemblee o procacciarsi voti. Purtroppo esiste un retaggio nelle università di assemblearismo e mentalità da centro sociale, l''università dovrebbe essere un'altra cosa, è il luogo dove si fa ricerca e didattica non dove si scaricano le proprie frustrazioni politiche.

    Quali docenti?
    Un altro pasticcio è quello dei docenti, quali si intende? Ordinari, associati e ricercatori pre-riforma? Ed i nuovi ricercatori a tempo determinato? Sono docenti quindi possono diventare direttori, facile immaginare il problema, il dipartimento diretto da un ricercatore a tempo determinato che deve preoccuparsi del suo posto in scadenza. Allora lo si esclude, ma ciò sarebbe discriminatorio, perchè i vecchi ricercatori sì e quelli nuovi più sfigati a tempo determinato no? I ricercatori anche quelli attuali tra l'altro rientrano nella categoria ricercatori appunto e non docenti (tra l'altro si sono giustamente rifiutati di fare lezioni non retribuite) e quindi sarebbero automaticamente esclusi dal diventare direttori...

    Rispetto del merito, dei ruoli e delle istituzioni
    Vorrei fare un ultimo commento, ispirato proprio da un fondo su un giornale italiano di oggi che individua nei privilegi, nel corporativismo e nella demagogia le tre cause dell'immobilismo italiano. Sembra appunto che ci sia sempre bisogno di scorciatoie, di ope legis, poco si sopporta il merito e tantomeno riconoscerlo. La nostra università non può funzionare senza il riconoscimento dei ruoli e quindi nella sostanza del merito, appiattire, dare tutto a tutti per un senso errato di democrazia che invece è tutt'altra cosa non farà che affondare l'università, e non diamo per favore la colpa alla Gelmini...

    Plinio Innocenzi
    plinio@uniss.it

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  4. Caro Valorest,
    la commissione statutaria prenderà attentamente in esame le sue osservazioni. Intendiamo valorizzare la dimensione internazionale originaria dell'Ateneo, che non può ancorarsi ad un rapporto esclusivo con Cagliari ma deve proiettarsi nel Mediterraneo ed oltre, partendo dalla Sardegna, con un forte radicamento locale (...).

    Per leggere l'intero documento di risposta del Rettore Attilio Mastino:

    http://www.uniss.it/documenti/Valorest.pdf

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  5. Apprezzamento per il lavoro e qualche osservazione e suggerimento, anche alla luce del dibattito che in questi giorni sta interessando il nostro Ateneo per le questioni "sarde".

    1) Conosco molti professori associati che sono tali perchè non hanno mai avuto l'opportunità di una chiamata ad un posto da ordinario ma hanno esperienza, capacità organizzativa e produzione scientifica superiore a quella di molti ordinari. Non vedo perchè escluderli dalla possibilità della direzione di un dipartimento sarebbe un passo indietro rispetto alla normativa precedente. Quindi non concordo con Plinio Innocenzi su questo punto.

    2) Sacrosanta la rappresentanza degli studenti nei vari organi accademici ma i rappresentanti eletti negli organi devono scaturire da elezioni che rispettino un minimo di criteri democratici. Elezioni con partecipazione tra il 9 e il 12 % degli aventi diritto non sono democratiche. Questa soglia va sollevata ad almeno il 30%, al di sotto di tale soglia non si dovrebbero dichiarare rappresentati eletti.

    3) L'assunzione di maggior parte delle critiche o dei suggerimenti di Valorest entrerebbe in contraddizione con con gli articoli 1 e 2 dello statuto. Questi si rifanno alla costituzione italiana, per cui mi sembra quantomeno fuori luogo invocare l'indipendentismo come opzione -fosse anche come strumento di negoziazione col governo centrale - anche perchè tale "opzione" è portata avanti da una minoranza esigua, anche se rispettabile, dei sardi.
    Concordo, invece con Valorest , sul fatto che i rapporti col territorio paiano volti in maniera eccessiva al rapporto con L'Istituzione RAS. E' auspicabile una maggiore autonomia da tale istituzione ( anche se da essa deriverà in misura sempre maggiore il flusso finanziario) . Le politiche della Regione Autonoma della Sardegna non necessariamente coincidono – e potrebbero entrare in conflitto - con quanto previsto dall’articolo dall’articolo 1 dello statuto .
    L’utilizzo di una lingua sarda standard – immagino la LSC - per la didattica delle discipline sia scientifiche che umanistiche mi pare impreticabile oltre che ingiusta. Una tale soluzione sarebbe escludente nei confronti delle altre parlate (lingue ,dialetti?) che, a pieno titolo fanno parte della cultura sarda e in particolare si intrecciano più di altre con le origini storiche e le radici culturali che concorrono costruire l’identità dell’Ateneo. La storia della Sardegna, evidentemente, è diversa da quella della Catalogna. L’adozione di una lingua concepita a tavolino deve essere respinta anche qualora ( anzi soprattutto se) dovesse costituire una condizione per il finaziamento di specifiche ricerche da parte della RAS perché fortemente lesiva della nostra autonomia.

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